Disclaimer: questo articolo è a scopo informativo e basato su evidenze. NON sostituisce la valutazione e il trattamento medico. La diagnosi dei disturbi tiroidei e dell’ADHD spetta a medici e specialisti. Non autodiagnosticarti né iniziare terapie sulla base di questo testo. Consulta sempre i tuoi curanti e uno specialista neurodivergent-aware.
TL;DR: i disturbi della tiroide possono dare sintomi simili all’ADHD, come difficoltà di concentrazione, stanchezza e irrequietezza. Per questo un buon percorso diagnostico per l’ADHD include il controllo tiroideo. Ipotiroidismo e ipertiroidismo agiscono in modo diverso e si correggono con terapia. Tiroide e ADHD possono anche coesistere.
Quando il problema non è dove sembra
Una persona arriva convinta di avere l’ADHD: non si concentra, è stanca o agitata, la testa non funziona come dovrebbe. A volte, però, la causa di quei sintomi non è nel cervello ma nel collo, nella tiroide. È uno dei motivi per cui una diagnosi seria di ADHD non si ferma ai sintomi, ma esclude prima le cause mediche che possono imitarli. La tiroide è una delle più importanti.
Come la tiroide imita l’ADHD
La tiroide regola il metabolismo di tutto il corpo, cervello incluso. Quando funziona male, i sintomi possono assomigliare in modo sorprendente all’ADHD, ma da due direzioni opposte.
L’ipotiroidismo, quando la tiroide lavora troppo poco, rallenta tutto: stanchezza, lentezza mentale, difficoltà di concentrazione, memoria annebbiata. È un quadro che può sembrare la presentazione disattenta dell’ADHD.
L’ipertiroidismo, quando la tiroide lavora troppo, accelera tutto: nervosismo, irrequietezza, difficoltà a stare fermi, irritabilità, sonno disturbato. È un quadro che può sembrare la componente iperattiva e impulsiva.
Perché si controlla con la diagnosi
La buona notizia è che la funzione tiroidea si verifica con semplici esami del sangue. Per questo un percorso diagnostico accurato per l’ADHD include la valutazione di possibili cause mediche dei sintomi, e la tiroide è tra le prime da considerare.
Il motivo è pratico: un problema tiroideo si corregge con terapia medica, e i sintomi che ne dipendono possono migliorare di conseguenza. Sarebbe un errore trattare come ADHD ciò che è, in realtà, una tiroide da regolare. È lo stesso principio della diagnosi differenziale: escludere ciò che può imitare prima di concludere.
Escludere la tiroide non chiude il caso
Attenzione al ragionamento inverso. Se la tiroide risulta a posto, non significa automaticamente che sia ADHD. Escludere una causa alternativa è un passo necessario, ma la diagnosi di ADHD richiede comunque una valutazione clinica completa: la presenza dei sintomi fin dall’infanzia, l’impatto funzionale, i criteri specifici. La tiroide è un tassello da escludere, non il test che conferma l’ADHD.
Quando coesistono
Le due cose possono anche stare insieme. Una persona può avere sia un disturbo tiroideo sia l’ADHD. In questo caso, correggere la tiroide migliora i sintomi che dipendono da essa, ma se resta un quadro di disattenzione e impulsività presente da sempre, indipendente dalla tiroide, l’ADHD va valutato a parte.
Per questo, dopo aver sistemato un eventuale problema tiroideo, è utile rivedere la situazione con lo specialista: ciò che migliora si attribuisce alla tiroide, ciò che resta merita un’altra spiegazione.
Cosa farne, in pratica
Il messaggio è semplice e rassicurante: prima di concludere qualunque cosa sui propri sintomi, vale la pena un controllo medico di base che includa la tiroide. Non per spaventarsi, ma perché alcune cause di stanchezza e disattenzione sono semplici da individuare e da correggere. E nel percorso verso una diagnosi di ADHD, escludere ciò che la imita è parte del lavoro fatto bene.
Fonti: DSM-5-TR (American Psychiatric Association 2022). Faraone SV et al. (2021) World Federation of ADHD International Consensus Statement. Linee guida sulla diagnosi differenziale dell’ADHD adulto e sul ruolo delle cause mediche.
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